HomeLavoro e sicurezzaInfortuni in aumento, morti in calo: il paradosso del primo trimestre 2026

Infortuni in aumento, morti in calo: il paradosso del primo trimestre 2026

I dati INAIL relativi al primo trimestre 2026 raccontano una storia complessa, in cui un segnale positivo convive con un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Nel periodo gennaio-marzo 2026 le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’INAIL sono state 101.163, contro le 96.994 dello stesso periodo del 2025, con un incremento del 4,4%. Allo stesso tempo, le denunce di infortunio con esito mortale sono diminuite, passando da 150 a 137, con una riduzione di circa l’8,7%.

Il dato richiede una lettura attenta. Da un lato, il calo delle morti sul lavoro è un segnale incoraggiante che riflette anni di investimenti in formazione, tecnologie di protezione e ispezioni più mirate. Dall’altro, l’aumento delle denunce complessive racconta di un’esposizione al rischio che continua a crescere in molti comparti, soprattutto edilizia, logistica, trasporti e manifattura. L’incremento riguarda sia i lavoratori italiani che quelli stranieri, sia le donne che gli uomini, segno di un fenomeno trasversale.

C’è poi un dato che merita un’attenzione particolare: le malattie professionali. Il primo trimestre 2026 segnala un balzo significativo delle denunce, con un incremento intorno al 16-17% rispetto allo stesso periodo del 2025. Industria, agricoltura e settore pubblico contribuiscono tutti a questa crescita, che riflette in parte una migliore capacità di emersione (più consapevolezza, più diagnosi, più segnalazioni) e in parte un effetto reale dovuto all’invecchiamento della forza lavoro e al cumularsi di esposizioni cicliche. Sul piano normativo, il riferimento centrale resta il D.Lgs. 81/2008. Le novità più recenti riguardano l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, che ha ridisegnato il quadro della formazione obbligatoria in materia di sicurezza, con l’obiettivo di superare un approccio puramente burocratico e puntare su qualità, efficacia e concretezza dei percorsi. Tra le misure introdotte: contrasto alla piaga degli attestati falsi, rafforzamento dei controlli sui formatori, maggiore tracciabilità digitale delle ore effettivamente svolte. Il fenomeno degli attestati falsi è particolarmente insidioso. Aziende e lavoratori si trovano formalmente in regola, ma sostanzialmente esposti: il dipendente non ha ricevuto la formazione necessaria, l’azienda crede di esserlo e scopre il vero stato delle cose solo dopo un incidente. Per questo associazioni datoriali e organizzazioni sindacali stanno spingendo per protocolli condivisi che valorizzino le imprese realmente conformi, anche attraverso meccanismi premiali.

La tecnologia continua a essere alleata della prevenzione. Droni per il monitoraggio dei cantieri, sensori ambientali, sistemi di realtà virtuale per l’addestramento, dispositivi indossabili che rilevano fatica e parametri vitali: gli strumenti ci sono e funzionano. Il punto è diffonderne l’utilizzo, soprattutto nelle PMI dove budget e cultura organizzativa rendono più difficile l’adozione. Le piattaforme digitali per la gestione integrata dei piani di sicurezza stanno aiutando a colmare il divario, semplificando la tracciabilità degli adempimenti.

Il lavoro ibrido e da remoto, ormai consolidato, ha portato nuovi rischi sotto i riflettori: ergonomia, salute mentale, sovraccarico cognitivo, isolamento. Le aziende più mature stanno adottando protocolli specifici, con valutazioni del rischio aggiornate, supporto psicologico, dotazione ergonomica per il lavoratore. Ma il quadro resta disomogeneo, e il diritto alla disconnessione fatica ancora ad affermarsi nella pratica quotidiana.

Sul fronte giurisprudenziale, le pronunce dei mesi scorsi confermano una linea ferma: la responsabilità del datore di lavoro per infortuni gravi derivanti da carenze formative o manutentive è oggettiva, anche in contesti complessi come cantieri temporanei o lavorazioni esterne. Le imprese sono spinte a documentare in modo accurato non solo l’adempimento formale degli obblighi, ma l’effettiva applicazione delle misure.

Guardando al resto del 2026, la sicurezza sul lavoro si conferma come elemento strategico, non più solo come obbligo. Le aziende che la integrano nella propria identità organizzativa ottengono ritorni concreti: meno incidenti, meno contenziosi, miglior clima interno, maggiore reputazione. La sfida è trasformare i numeri trimestrali in tendenze strutturali. La direzione è giusta; la velocità, ancora insufficiente.

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