Nel dibattito sul mismatch tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e quelle disponibili, gli Istituti Tecnici Superiori — ribattezzati ITS Academy dalla riforma del 2022 — stanno emergendo come uno degli strumenti più efficaci a disposizione del sistema formativo italiano. I dati sul tasso di occupazione dei diplomati ITS sono consistentemente superiori a quelli della media del sistema universitario, con percentuali di inserimento lavorativo che in alcuni settori superano il 90% entro un anno dal diploma.
Il modello ITS è strutturalmente diverso dall’università. I percorsi durano due anni, sono a numero programmato, prevedono una quota significativa di ore in azienda — mediamente tra il 30 e il 50% del monte ore totale — e sono progettati in stretto raccordo con le imprese del settore di riferimento. Il risultato è una formazione ad alta occupabilità che risponde a bisogni reali del tessuto produttivo.
La riforma del 2022 ha rafforzato il sistema su più fronti: ha aumentato i finanziamenti disponibili, ha semplificato la governance degli istituti, ha introdotto percorsi di quarto anno che permettono di conseguire un livello formativo equivalente alla laurea triennale nell’European Qualifications Framework.
I settori con maggiore richiesta di profili ITS nel 2026 sono quelli legati alla transizione digitale e a quella energetica: meccatronica, automazione industriale, cybersecurity, efficienza energetica, energie rinnovabili e tecnologie per l’agricoltura di precisione.
Un dato concreto supporta l’analisi: oltre il 90% dei diplomati trova impiego nel settore di riferimento entro un anno dal diploma, con una quota significativa assunta direttamente dalle aziende che hanno ospitato gli stage obbligatori. La sfida ora è rendere questa esperienza positiva replicabile anche nel Mezzogiorno, dove il mismatch è più acuto e le opportunità formative di qualità restano ancora troppo rare e concentrate.


