Lo stress lavoro-correlato è il rischio che le aziende italiane continuano a gestire peggio di qualsiasi altro. Non perché manchino gli obblighi normativi — il D.Lgs. 81/2008 impone esplicitamente la valutazione di questo rischio come parte del Documento di Valutazione dei Rischi — ma perché la sua natura psicosociale lo rende meno visibile, meno misurabile e culturalmente più difficile da affrontare rispetto ai rischi fisici tradizionali.
I dati disponibili per il 2026 confermano che il fenomeno è in crescita. L’aumento delle malattie professionali di natura psicologica — disturbi d’ansia, burnout, depressione correlata al lavoro — registrato nei dati INAIL degli ultimi anni non si sta arrestando. La diffusione del lavoro ibrido ha amplificato alcuni fattori di rischio: isolamento sociale, difficoltà di comunicazione con il team, senso di invisibilità organizzativa.
La giurisprudenza in materia di responsabilità datoriale per danni da stress lavoro-correlato si sta consolidando in una direzione chiara: il datore di lavoro che non ha condotto una valutazione approfondita del rischio, non ha adottato misure di prevenzione adeguate e non ha monitorato nel tempo l’efficacia di quelle misure risponde in modo oggettivo del danno subito dal lavoratore.
I dati INAIL del primo trimestre 2026 confermano la gravità del fenomeno: le malattie professionali denunciate sono state 28.487, con un incremento del 16,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tra le patologie più diffuse figurano quelle del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, del sistema nervoso e dell’orecchio — tutte tipologie correlate all’organizzazione del lavoro, ai ritmi e al carico cognitivo prolungato.
La strada per le aziende è quella della prevenzione strutturata: integrare la valutazione del rischio stress nel ciclo ordinario di gestione della sicurezza, coinvolgere i lavoratori nel processo di identificazione dei fattori di rischio, adottare misure organizzative concrete e formare i manager di linea a riconoscere i segnali precoci di disagio. La prevenzione strutturata dello stress lavoro-correlato non è un lusso per grandi organizzazioni: è un investimento concreto che qualsiasi impresa può e deve permettersi di fare.


