HomeNorme e tributiConcordato preventivo e rottamazione: le scelte che vanno fatte entro ottobre

Concordato preventivo e rottamazione: le scelte che vanno fatte entro ottobre

L’autunno fiscale del 2026 si gioca su due strumenti che, nella percezione di molti contribuenti, viaggiano su binari separati e che invece conviene guardare insieme. Il concordato preventivo biennale per il periodo 2026-2027 e la rottamazione quinquies delle cartelle sono collegati da un dettaglio operativo che decide, in concreto, chi potrà accedere al patto con il Fisco e chi resterà fuori.

Il concordato consente ai titolari di partita IVA soggetti agli indici sintetici di affidabilità e ai contribuenti in regime forfettario di concordare in anticipo con l’Amministrazione il reddito imponibile del biennio. La scadenza per l’adesione è fissata al 31 ottobre. La novità di quest’anno riguarda la struttura della proposta: sono state introdotte soglie massime di incremento del reddito concordato anche per i contribuenti con punteggi di affidabilità più bassi, con un tetto del 30% per chi si colloca tra 6 e 8 e del 35% per chi resta sotto la soglia di sufficienza. È una correzione che risponde alla principale obiezione mossa allo strumento nella sua prima stagione: proposte percepite come punitive proprio nei confronti di chi avrebbe avuto più interesse a regolarizzare la propria posizione. Per le imprese che aderiscono è inoltre prevista la deducibilità dell’iperammortamento, misura che sposta il calcolo di convenienza in favore di chi ha investimenti programmati.

Qui entra in gioco la rottamazione. Tra le cause che impediscono l’accesso al concordato figura la presenza di debiti tributari e contributivi complessivamente superiori a cinquemila euro. Per molti contribuenti la definizione agevolata delle cartelle non è quindi soltanto un’operazione di alleggerimento finanziario: è la condizione tecnica che rimuove l’ostacolo all’ingresso nel patto biennale. La sequenza logica è precisa e va rispettata nell’ordine, non ricostruita a posteriori.

Il perimetro della rottamazione quinquies è stato ampliato ai tributi locali — multe stradali, IMU, TARI — con una particolarità che genera più confusione di quanta ne meriti: l’estensione non è automatica. Sono i Comuni e le Regioni a decidere se applicare la sanatoria sui propri carichi, e la finestra per deliberare si è chiusa a fine giugno. Prima di pianificare qualsiasi cosa su un debito locale, dunque, occorre verificare se l’ente creditore ha effettivamente aderito. Per questa componente le domande si presentano entro il 31 ottobre, mentre la prima rata è dovuta entro il 31 gennaio 2027. Chi aveva già aderito alla definizione sui carichi erariali ha invece incontrato a fine luglio il termine per la prima o unica rata: un passaggio da verificare con attenzione, perché il mancato pagamento nei termini fa decadere l’intero piano e riporta in vita il debito originario con sanzioni e interessi.

La raccomandazione operativa, per imprese e professionisti, è di trattare questi mesi come una sequenza e non come un elenco di scadenze. Primo passo: estrarre l’estratto di ruolo aggiornato e quantificare l’esposizione complessiva verso l’agente della riscossione, distinguendo carichi erariali e locali. Secondo passo: verificare la posizione rispetto alla soglia dei cinquemila euro e le eventuali delibere comunali. Terzo passo: simulare il concordato con i dati reali del 2025 e con una previsione prudente del biennio, considerando che l’adesione vincola anche in caso di andamento peggiore delle attese, salvo le cause di cessazione tipizzate.

Il concordato non è conveniente per tutti e non va sottoscritto per inerzia o per timore dei controlli. È uno strumento adatto a chi ha una base di ricavi stabile e prevedibile e una contabilità ordinata; è rischioso per chi opera in settori ciclici o sta affrontando una fase di transizione. La differenza tra le due situazioni non emerge da una tabella, ma da un’analisi fatta con il proprio consulente prima dell’estate inoltrata, quando c’è ancora il tempo materiale per correggere la posizione debitoria e non solo per registrarla.

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