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Credito d’imposta ZES unica: l’incentivo che si perde per una data, non per un investimento

Tra gli strumenti di finanza agevolata a disposizione delle imprese del Mezzogiorno, il credito d’imposta ZES unica è quello di cui si parla meno rispetto al peso che ha nei bilanci. La Legge di Bilancio 2026 ha prorogato il contributo dell’articolo 16 del decreto-legge 124 del 2023 agli investimenti realizzati fino al 2028, con una dotazione vicina ai quattro miliardi nel triennio. Per un’impresa che valuta l’acquisto di un macchinario o l’ampliamento di uno stabilimento è lo strumento che incide di più sul costo netto dell’operazione.

Il perimetro territoriale comprende Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, più le aree assistite di Abruzzo, Marche e Umbria, con un vincolo da verificare prima di ogni altra cosa: l’agevolazione riguarda le strutture produttive ubicate nelle zone ammissibili, non la sede legale dell’impresa. Sono agevolabili macchinari, impianti e attrezzature nuovi destinati a strutture già esistenti o di nuovo impianto, insieme alla componente immobiliare strumentale entro un limite. Restano esclusi alcuni settori — siderurgia, carbone, energia, trasporti con eccezioni per magazzinaggio, finanza e assicurazioni — e le imprese in liquidazione o in difficoltà secondo la disciplina europea sugli aiuti di Stato.

L’intensità del beneficio è la ragione per cui vale la pena occuparsene. L’aliquota base varia con la regione e cresce al diminuire della dimensione aziendale: le maggiorazioni per medie e piccole imprese portano il valore nominale a coprire una quota molto rilevante dell’investimento nelle regioni a più alta intensità di aiuto, Campania compresa. Il credito si usa in compensazione con F24 ed è cumulabile con iperammortamento e Nuova Sabatini, entro i limiti complessivi di intensità.

E qui arriva il punto. La ZES unica viene descritta come un incentivo automatico, e non lo è. Il riconoscimento passa da due comunicazioni distinte all’Agenzia delle Entrate: una preventiva, che prenota le risorse, e una a completamento dell’investimento. Le finestre sono fissate ogni anno con provvedimento del direttore dell’Agenzia e vanno verificate di volta in volta. Chi non presenta la preventiva entro il termine perde il beneficio anche se l’investimento è stato realizzato e tutti i requisiti sostanziali sono soddisfatti. L’importo spettante dipende poi dal rapporto tra risorse stanziate e richieste complessive: la percentuale di riparto si conosce dopo la chiusura della finestra, non prima.

Gli errori ricorrenti sono tre. Il primo è inserire il credito come certo nel business plan presentato alla banca, quando l’importo definitivo dipende dal riparto. Il secondo è sbagliare l’imputazione temporale dell’investimento, che segue regole precise e non la data della fattura. Il terzo, il più costoso, è invertire l’ordine: prima l’ordine al fornitore, poi la scoperta che la comunicazione preventiva andava presentata mesi addietro.

Un incentivo che abbatte in modo significativo il costo di un macchinario non è un rimborso da incassare a posteriori: cambia la struttura di un piano industriale e va deciso insieme all’investimento. Per chi ha interventi in programma nelle prossime annualità la raccomandazione è elementare e viene ignorata con regolarità: mettere in agenda con il consulente le date delle comunicazioni prima di firmare il preventivo, non dopo aver ricevuto la macchina.

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