HomeFormazioneLe competenze non si comprano insieme al software

Le competenze non si comprano insieme al software

Le imprese stanno investendo in tecnologia più di quanto investano in chi dovrà usarla. Eppure lo 0,30 per cento per finanziare la formazione è già stato versato

C’è un errore che si ripete con una regolarità quasi meccanica ogni volta che una tecnologia entra in azienda: si finanzia lo strumento e si dà per scontata la competenza. Accadde con i gestionali, poi con l’e-commerce, e sta accadendo oggi con l’intelligenza artificiale.

Il risultato è sempre lo stesso. Il software viene acquistato, installato, in parte configurato, e poi utilizzato per una frazione delle sue funzioni da persone che non hanno ricevuto formazione. L’investimento resta a bilancio; il ritorno no.

La cosa singolare è che le risorse per evitarlo esistono già, e sono per lo più denaro che l’impresa ha comunque versato. Ogni datore di lavoro con dipendenti versa mensilmente all’INPS un contributo obbligatorio pari allo 0,30 per cento delle retribuzioni. Aderendo gratuitamente a un fondo interprofessionale, quel contributo può essere destinato alla formazione dei propri lavoratori. Se l’adesione non viene fatta, la somma resta semplicemente inutilizzata. Non è un incentivo da conquistare: è una risorsa già pagata che va soltanto indirizzata.

Il 2026 offre finestre coerenti proprio con la transizione digitale. Fondimpresa ha pubblicato il 24 giugno l’avviso n. 3, dedicato alla formazione continua a sostegno dell’innovazione digitale e tecnologica di prodotto e di processo, finanziata attraverso il Conto di Sistema; un secondo avviso sui medesimi temi è atteso nella finestra tra settembre e ottobre. L’avviso n. 1 dello stesso fondo destina dieci milioni di euro a piani per la qualificazione e riqualificazione di persone disoccupate o inoccupate da assumere nelle imprese aderenti. Sul versante cooperativo e dell’economia sociale, Foncoop ha approvato una programmazione 2026 che mette a disposizione oltre quattordici milioni di euro distribuiti su sette avvisi.

Accanto al Conto di Sistema resta il Conto Formazione, alimentato dai versamenti della singola azienda e utilizzabile per piani costruiti su misura. Per una PMI la differenza è sostanziale: il primo richiede di partecipare a un avviso e di rispettarne i tempi, il secondo può essere attivato quando serve.

Il percorso operativo è più semplice di quanto si tema, ma va fatto in ordine. Primo: verificare a quale fondo l’impresa è già aderente — molte scoprono di esserlo e di non averlo mai utilizzato. Secondo: mappare le competenze effettivamente presenti rispetto a quelle che il prossimo investimento tecnologico richiederà, distinguendo tra chi userà lo strumento e chi dovrà decidere sulla base di ciò che lo strumento produce. Terzo: costruire il piano formativo con un ente accreditato, verificando dall’inizio i requisiti di tracciabilità e rendicontazione che il fondo richiede, perché è lì che i piani si perdono.

Il contributo pubblicato in questo numero, dedicato all’intelligenza artificiale in azienda in azienda, osserva che un’impresa la quale investa in tecnologia senza investire nelle proprie risorse umane rischia di ritrovarsi con una tecnologia avanzata e un’organizzazione impreparata a utilizzarla. È esattamente il punto. Con l’aggravante che, in questo caso, i fondi per evitarlo li ha già versati.

Silvia De Simone

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