I dati Istat di luglio: 24 milioni 370 mila occupati, disoccupazione al 5,8 per cento. Cresce l’occupazione maschile, arretra quella femminile
L’Istat ha diffuso il 1° settembre la nota mensile sull’andamento dell’occupazione relativa a luglio 2026. Il titolo del comunicato è rassicurante: occupazione stabile, tasso di disoccupazione in calo al 5,8 per cento. La lettura per componenti è meno lineare.
Il numero di occupati si attesta a 24 milioni 370 mila, invariato rispetto al mese precedente. La stabilità è però la somma di movimenti opposti: crescono gli uomini, i dipendenti permanenti, gli autonomi e la fascia tra i 35 e i 49 anni; calano le donne, i dipendenti a termine e tutte le altre classi di età.
Sul fronte contrattuale il segnale è buono e va detto. I dipendenti permanenti salgono a 16 milioni 583 mila e gli autonomi a 5 milioni 301 mila, mentre i dipendenti a termine scendono a 2 milioni 486 mila. Su base annua la fotografia è ancora più netta: dei 307 mila occupati in più rispetto a luglio 2025, 303 mila sono contratti a tempo indeterminato e 85 mila lavoratori autonomi, a fronte di 82 mila rapporti a termine in meno. Il mercato del lavoro italiano continua a irrobustirsi in qualità più che in quantità.
Il tasso di occupazione resta invariato al 63,2 per cento sul mese, ma guadagna 0,8 punti in un anno. Il tasso di inattività è fermo al 32,8 per cento, e nel confronto annuo gli inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuiscono di 307 mila unità.
Due dati, però, vanno isolati. Il primo riguarda i giovani: il tasso di disoccupazione giovanile sale al 18,9 per cento, in crescita di 0,2 punti, e nel confronto con luglio 2025 gli occupati tra i 15 e i 24 anni diminuiscono. La ripresa occupazionale sta premiando chi ha già un’anzianità di carriera e gli over 50, molto meno chi entra.
Il secondo riguarda le donne. Nel mese, mentre il tasso di occupazione maschile aumenta di 0,2 punti, quello femminile arretra di 0,1. E tra le donne, a differenza di quanto accade per gli uomini, il numero di persone in cerca di lavoro cresce. Non è un’oscillazione isolata: letta insieme ai dati sulle convalide delle dimissioni delle lavoratrici madri di cui riferisce, in questo stesso numero, l’avvocato D’Aniello, descrive un mercato che assorbe occupazione femminile con difficoltà nel momento esatto in cui quella occupazione si scontra con il lavoro di cura.
Per chi fa impresa la conseguenza operativa è doppia. Da un lato la stabilizzazione dei rapporti a termine è oggi sostenuta da incentivi significativi, e conviene valutarla adesso. Dall’altro, in un mercato dove la disoccupazione è sotto il sei per cento, trattenere le competenze femminili non è una questione di responsabilità sociale: è una questione di continuità operativa.
Ylenia Cardelli


