HomeEditorialiSettembre, il mese in cui si decide l’anno

Settembre, il mese in cui si decide l’anno

Tra scadenze fiscali, conti nazionali e prima manovra del nuovo ciclo, le imprese giocano in poche settimane buona parte del 2027

Per le imprese italiane l’anno vero non comincia a gennaio. Comincia a settembre. È in queste settimane che si leggono i conti del primo semestre, si decide se anticipare o rinviare un investimento, si valuta l’adesione agli strumenti fiscali e si prova a capire, dai documenti del Governo, che aria tirerà nei dodici mesi successivi.

Il calendario di quest’anno è particolarmente fitto. Entro il 30 settembre va trasmessa la comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA del secondo trimestre. Entro il 31 ottobre — termine che, cadendo di sabato, slitta di fatto a lunedì 2 novembre — i contribuenti soggetti agli indici sintetici di affidabilità fiscale devono decidere se aderire al concordato preventivo biennale per il 2026 e il 2027. Alla stessa data scadono le domande per la nuova definizione agevolata dei carichi affidati alla riscossione. All’inizio di ottobre è atteso il Documento programmatico di finanza pubblica, che fisserà il perimetro della legge di bilancio per il 2027.

In mezzo c’è una data che in altri anni sarebbe passata inosservata: il 22 settembre l’Istat aggiornerà i conti nazionali. Da quella revisione dipende la possibilità che il rapporto tra indebitamento netto e prodotto interno lordo del 2025 si collochi al di sotto della soglia del tre per cento, aprendo all’Italia l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo e qualche margine in più di flessibilità di bilancio.

Sono notizie che sembrano appartenere al perimetro dei tecnici e che invece arrivano dritte sul conto economico di chi produce. Un margine di bilancio in più significa risorse per il cuneo contributivo, per gli incentivi all’occupazione, per il credito d’imposta nelle aree assistite. Un margine in meno significa il contrario, e lo significa in fretta.

Il punto, però, è un altro, e vale la pena dirlo con chiarezza prima ancora che la manovra prenda forma. Nessuna legge di bilancio, per quanto ben scritta, crea competitività. Il quadro con cui il Paese si presenta all’appuntamento è noto: una crescita del prodotto stimata attorno allo 0,6 per cento per il 2026 e per il 2027, un’inflazione tornata a salire in agosto al 3,3 per cento su base annua dopo il 2,9 per cento del mese precedente, un carico fiscale complessivo che nel 2026 si colloca al 43,2 per cento del prodotto, oltre due punti sopra la media dei ventisette Paesi dell’Unione.

Dentro questi numeri c’è una spinta che sta per esaurirsi. Gli investimenti hanno tenuto — nel primo trimestre dell’anno sono cresciuti del 4,6 per cento — ma quella crescita è stata in buona parte alimentata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Quando quella leva verrà meno, resteranno gli investimenti che le imprese avranno deciso di fare con risorse proprie. E le imprese investono con risorse proprie quando hanno due cose: margine e prevedibilità.

Il margine dipende dalla produttività, e la produttività dipende da competenze, organizzazione e tecnologia. La prevedibilità dipende invece da qualcosa che non costa nulla all’erario: regole che restino in piedi abbastanza a lungo da poterci costruire sopra un piano industriale. È il tema che affrontiamo nelle pagine seguenti, e che tornerà spesso su queste colonne nei prossimi mesi.

Nel frattempo l’anno non aspetta la manovra. Mentre si discute di saldi e coperture, chi guida un’impresa ha tre decisioni da prendere, e nessuna dipende da ciò che verrà scritto nella legge di bilancio. La prima è se aderire al concordato preventivo biennale, e va istruita con il preconsuntivo sul tavolo, non con la sensazione dell’andamento. La seconda riguarda le stabilizzazioni: l’esonero contributivo pieno per i giovani under 35 mai assunti a tempo indeterminato si chiude il 31 dicembre, e chi ha un contratto a termine in scadenza nei prossimi mesi fa bene a calcolarne subito il valore. La terza è una verifica di pochi minuti che troppe imprese rimandano: il punteggio della propria patente a crediti, che da gennaio si consuma molto più in fretta.

In questo numero abbiamo scelto di dare spazio ampio alla sicurezza alimentare, con tre contributi dedicati. Non è una deviazione dalla linea del giornale: per decine di migliaia di imprese del Mezzogiorno la conformità non è un capitolo di spesa separato dal business, è la condizione per stare sul mercato. Accanto, come sempre, il diritto del lavoro, i numeri dell’occupazione, la sicurezza nei luoghi di lavoro e la formazione finanziata.

Buona lettura.

Direttore responsabile Giuseppe Cozzolino

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