Esonero contributivo pieno per chi assume a tempo indeterminato entro dicembre, tetto di dodici mesi ai tirocini di gruppo, sgravio per la certificazione sulla genitorialità
La legge di conversione del decreto lavoro, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 giugno 2026, ha confermato l’impianto degli incentivi all’occupazione previsti per l’anno e ha introdotto correttivi che vale la pena conoscere, perché alcuni hanno una finestra temporale che si chiude a dicembre.
La misura più immediatamente utilizzabile è l’esonero dal versamento del 100 per cento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro privato per le trasformazioni di rapporti da tempo determinato a tempo indeterminato. L’INPS ne ha definito il perimetro con la circolare n. 72 del 2026: riguarda le stabilizzazioni effettuate dal 1° agosto al 31 dicembre 2026 di giovani che, alla data della trasformazione, non abbiano compiuto 35 anni e non siano mai stati occupati a tempo indeterminato. L’Istituto potrà effettuare controlli successivi sulla sussistenza dei requisiti, il che rende opportuno documentare fin da subito la posizione del lavoratore.
Per un’impresa che ha in organico un giovane a termine in scadenza nei prossimi mesi, la convenienza va calcolata adesso: la finestra si chiude con l’anno e non è stata prorogata. Restano inoltre confermati il bonus giovani, il bonus donne per le lavoratrici svantaggiate e il bonus per le assunzioni nella Zona economica speciale unica per il Mezzogiorno.
Sul fronte dei tirocini extracurriculari è stato introdotto un limite che non compariva nel testo originario del decreto: dodici mesi di durata massima complessiva per i percorsi svolti presso imprese appartenenti al medesimo gruppo, fermi restando gli ulteriori limiti già previsti. Il criterio è rilevante perché non guarda più alla singola azienda ma al gruppo societario, e chiude la prassi dei tirocini formalmente distinti e sostanzialmente riconducibili allo stesso datore. Chi gestisce percorsi di inserimento su più società collegate deve rivedere la programmazione.
Merita attenzione anche lo sgravio contributivo riconosciuto alle imprese che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, lo strumento di gestione dedicato alla conciliazione tra vita familiare e lavoro. La prassi definisce requisiti verificabili e indicatori di performance per le organizzazioni, pubbliche e private, che scelgano di intervenire in modo strutturato su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa, welfare aziendale e continuità di carriera. L’esonero opera sui contributi previdenziali a carico del datore fino a un massimo dell’1 per cento ed entro il massimale di 50 mila euro annui, nel rispetto della disciplina sugli aiuti di Stato; sono previsti anche vantaggi indiretti, come forme di priorità nell’accesso a iniziative pubbliche di promozione e internazionalizzazione.
Su questo punto vale una considerazione che va oltre l’agevolazione. I dati sulle convalide delle dimissioni delle lavoratrici madri, commentati in altra pagina di questo numero, dicono che la conciliazione non è un tema di welfare aziendale ma di tenuta dell’organico. Una certificazione non risolve da sola il problema; obbliga però l’impresa a misurarlo, e misurare è il primo passo per accorgersi di quanto costa perdere una persona formata.
Un ultimo adempimento, spesso trascurato perché non grava sulle imprese ma incide sulle famiglie dei dipendenti: gli enti locali sono tenuti a trasmettere all’INPS i dati identificativi degli asili nido pubblici e privati necessari alla gestione dei bonus destinati al pagamento delle rette. Dove la comunicazione non viene effettuata, il beneficio resta sulla carta.
Angela Piccirillo


